sabato 17 gennaio 2026

Le distorsioni professionali (Mediche e Infermieristiche) non sono un incidente, ma un’eredità: la linea temporale che ci divide


Negli ultimi mesi la discussione sulle competenze infermieristiche è tornata a occupare il dibattito pubblico, spesso con toni accesi, talvolta distorti. Si parla di “invasione di campo”, di “atti propri”, di “confini da difendere”.

Eppure, come ho già scritto nel mio blog, questa disputa è in gran parte un diversivo (La disputa sulle competenze come diversivo: il vero tema dell’evoluzione infermieristica )  non perché il tema non sia importante, ma perché non è lì che nasce la tensione. 

La vera radice del conflitto non è la competenza in sé, ma la storia che ha costruito i ruoli, i poteri, le gerarchie, le percezioni. 

È una questione di linea temporale, non di atti.

Per capire perché oggi viviamo resistenze, fraintendimenti e distorsioni, dobbiamo guardare indietro, osservare come le professioni hanno abitato il tempo e come il tempo, a sua volta, ha costruito le professioni.

La professione medica con un secolo di vantaggio

La medicina italiana entra nella modernità tra Ottocento e primo Novecento. Nel 1860 si consolidano le facoltà mediche; nel 1910 nasce la Federazione degli Ordini dei Medici; tra fine Ottocento e anni ’30 proliferano le prime società scientifiche, che diventano veri e propri laboratori di potere culturale e politico. Per oltre un secolo la medicina ha potuto: 

  • Definire cosa fosse “scienza”;
  • Stabilire cosa fosse “competenza”;
  • Modellare l’organizzazione sanitaria;
  • Occupare i tavoli istituzionali;
  • Costruire reti, linguaggi, alleanze;

Ha avuto 150 anni per sedimentare potere epistemico, normativo ed economico. Un secolo e mezzo per diventare il soggetto che decide, che interpreta, che orienta.

L’infermieristica: una storia che inizia davvero solo negli anni ’90

Per quasi tutto il Novecento, le associazioni infermieristiche non nascono per influenzare politiche sanitarie: nascono per proteggere, per formare, per dare dignità a una professione senza voce.

L’infermieristica italiana, fino alla fine del Novecento, non è una professione: è una funzione. La formazione rimane ospedaliera fino al 1991; il profilo professionale arriva nel 1994; l’abolizione del mansionario nel 1999; la laurea nel 2001; il riconoscimento delle società scientifiche infermieristiche nel 2017. Quando finalmente l’infermieristica entra nell’università, nella ricerca, nei tavoli istituzionali, il terreno è già occupato.

  • Le regole del gioco sono già scritte;
  • Le gerarchie già consolidate;

La distorsione non è un errore: è un’eredità

La distorsione che viviamo oggi non nasce da un difetto della professione. Nasce da una asimmetria temporale. La medicina ha avuto 150 anni per costruire potere. L’infermieristica ha avuto 30 anni per costruire identità. E questo produce effetti ancora oggi:

  • Nella rappresentanza
  • Nella distribuzione delle risorse
  • Nella percezione sociale
  • Nella produzione scientifica
  • Nella capacità di incidere sulle politiche sanitarie
  • Non è una colpa. È una genealogia.

Ma oggi la linea del tempo si sta riscrivendo; Oggi l’infermieristica sta facendo ciò che la medicina ha fatto un secolo fa: 

  • Sta costruendo società scientifiche, 
  • Sta producendo sapere, 
  • Sta generando linguaggi, rivendica autonomia, 
  • Sta entrando nei tavoli istituzionali. 
Costruisce una nuova linea del tempo.
  • Una linea che non chiede permesso, ma riconoscimento.
  • Una linea che non vuole imitare, ma esistere.

La parte politica (che non possiamo più evitare)

Se oggi esistono distorsioni, non è perché “manca qualcosa agli infermieri”. È perché manca tempo.

  • Tempo per sedimentare potere.
  • Tempo per costruire istituzioni.
  • Tempo per generare cultura professionale.

La vera questione politica non è più “cosa ci manca”. La vera questione è:

  • Chi decide il tempo della nostra professione
  • Chi ha interesse a rallentarlo.

Perché ogni ritardo formativo, ogni riforma incompleta, ogni tavolo senza rappresentanza, ogni società scientifica non riconosciuta, è un modo per dire:

“Il tuo tempo non è ancora arrivato”. Ma il tempo non si aspetta. Si costruisce!

La parte simbolica (che ci restituisce respiro)

Ogni professione ha un’origine. La nostra, però, ha una particolarità: non nasce dal potere, ma dalla cura. E la cura, quando diventa consapevole, quando diventa sapere, quando diventa identità, è una forza che non si lascia contenere.

La linea del tempo che ci ha divisi può diventare la linea del tempo che ci unisce.

  • Non per imitazione, ma per maturità.
  • Non per rivalsa, ma per presenza.

Il futuro dell’infermieristica non è recuperare un ritardo. È creare un tempo nuovo!


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