Analisi organizzativa
Per decenni la sanificazione negli ospedali ha costituito un elemento strutturale della sicurezza delle cure. La responsabilità igienico-sanitaria era chiaramente attribuita alle Direzioni Mediche, che esercitavano funzioni di governo, vigilanza e controllo continuo su un’attività svolta da personale interno, formato, stabile e pienamente integrato nei contesti assistenziali. I materiali e le attrezzature venivano forniti direttamente dalle Aziende sanitarie, garantendo tracciabilità dei processi e coerenza operativa.
Con l’evoluzione scientifica sono aumentate le conoscenze sui meccanismi di trasmissione infettiva, sulle superfici critiche, sui tempi e sulle modalità efficaci di sanificazione. Parallelamente, tuttavia, l’evoluzione organizzativa ha progressivamente indebolito il presidio strutturale di questa funzione, creando uno scarto sempre più evidente tra ciò che è scientificamente richiesto e ciò che viene operativamente garantito.
Esternalizzazione e riduzione strutturale del servizio
La dismissione dei profili di ausiliarato, ha determinato il passaggio alla gestione esternalizzata del servizio di sanificazione. Inizialmente affidata alle singole Aziende, la procedura è stata successivamente centralizzata a livello regionale, con criteri di aggiudicazione fortemente orientati al ribasso economico.
L’effetto sistemico di questo modello è documentabile:
- Riduzione delle ore complessive di servizio;
- Dimensionamento del personale in funzione del budget e non del rischio assistenziale;
- Standard operativi definiti su soglie minime di capitolato, non su evidenze scientifiche.
In tale contesto, i controlli risultano formalmente corretti ma sostanzialmente limitati a verificare ciò che è stato contrattualmente ridotto. La conformità documentale non coincide più con l’adeguatezza igienico-sanitaria.
Il ruolo delle Direzioni Mediche: presidio senza potere correttivo strutturale
Le Direzioni Mediche non sono rimaste inattive. Al contrario, hanno messo in atto misure di mitigazione del rischio:
- Istituzione di gruppi di controllo con competenze specifiche;
- Verifiche strutturate, tracciate e condotte in contraddittorio;
- Monitoraggi a campione;
- Confronto quotidiano con i referenti delle ditte appaltatrici.
Queste azioni, pur rilevanti, hanno un limite oggettivo: il controllo non può supplire all’assenza di risorse, ore e continuità operativa. In termini forensi, si tratta di un presidio compensativo che non elimina il fattore causale primario, ma ne attenua solo gli effetti.
Scostamento dagli standard scientifici e organizzazione dei turni
Le linee di indirizzo delle società scientifiche (es. AMDO) indicano chiaramente la necessità di modulare la sanificazione in funzione del livello di rischio assistenziale. Tali indicazioni, tuttavia, non risultano pienamente recepite nei capitolati o, quando recepiti, hanno un chiaro limite di budget.
La conseguente organizzazione del servizio hanno evidenziato elementi ricorrenti:
- Concentrazione del personale nelle ore mattutine;
- Drastica riduzione dei turni pomeridiani;
- Assenza strutturale di turni notturni, sostituiti da reperibilità emergenziale.
Questo assetto determina una discontinuità prevedibile proprio nelle fasce orarie in cui il rischio non si annulla ma, in alcuni contesti, aumenta.
Unità ad alta intensità assistenziale: rischio sottostimato?
Le Unità Operative ad elevata e altissima intensità assistenziale, presentano un profilo di rischio intrinsecamente superiore. In tali contesti, la sanificazione dovrebbe costituire un’attività continua (H12 o H24), integrata nel processo assistenziale.
Le realtà osservabili mostrano invece che:
- Nelle ore serali e notturne la presenza degli addetti alla sanificazione è numericamente inadeguata;
- La tutela igienica viene di fatto demandata a un numero limitato di OSS o a risorse straordinarie;
- Il carico assistenziale resta invariato, mentre il presidio igienico si riduce.
Queste sono le più probabili configurazioni strutturali, ripetibili e facilmente riscontrabili.
Conformità formale e insufficienza sostanziale
Il servizio può risultare conforme al capitolato, ma ciò non esaurisce il tema dell’adeguatezza. La discrepanza tra standard scientifici e servizio effettivamente erogato costituisce un elemento oggettivo, misurabile e verificabile.
Quando un rischio è:
- Noto;
- Prevedibile;
- Prevenibile attraverso misure organizzative già codificate;
La sua persistenza non può essere interpretata come casuale. In ottica forense, ogni evento avverso che si inserisca in questo contesto, trova un terreno organizzativo favorevole e già tracciato da scelte documentabili.
Ricostruibilità causale e necessità di riallineamento
La sanificazione ospedaliera non è una variabile accessoria, ma una componente essenziale della sicurezza delle cure. La riduzione strutturale delle ore, la discontinuità dei turni e il mancato allineamento agli standard configurano un sistema esposto a rischi evitabili.
Un riallineamento efficace richiederebbe:
- Protocolli di sanificazione coerenti con i livelli di rischio (H12/H24 dove indicato);
- Dotazioni organiche commisurate ai carichi assistenziali;
- Registri di attività continui, verificabili e tracciabili;
- Un mandato chiaro alle Direzioni Mediche, supportato da risorse reali.
Conclusione
In ambito igienico-sanitario, la sicurezza non è un’opinione né un atto formale: è il risultato diretto di scelte organizzative. Ogni scostamento dagli standard scientifici genera un rischio che non solo è misurabile, ma anche ricostruibile. Ridurre la sanificazione a una voce comprimibile significa trasformare una funzione preventiva in un punto di vulnerabilità sistemica. Ripristinarne la continuità, l’adeguatezza e la coerenza con le evidenze, significa invece rafforzare l’intero sistema di cura. In questa prospettiva, la sanificazione non è un costo da contenere, ma un presidio di sicurezza che, se indebolito, lascia tracce. E le tracce, in sanità, non scompaiono: si accumulano e creano contenziosi.
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