domenica 11 ottobre 2026

Errore umano o errore organizzativo? Una lettura forense della sanità post-pandemica.


 

Giuseppe Martorana

Giuseppe Martorana

Infermiere Forense - ICI -G.O. CIO

   Quanto degli eventi avversi che attribuiamo all'errore umano è invece riconducibile alle condizioni organizzative nelle quali il professionista è chiamato (costretto) ad operare?

Premessa

Oggi la crisi in sanità non è più emergenza, è sistema!

Negli ospedali italiani la carenza cronica di Personale sanitario, di Personale di supporto, di dispositivi medici e materiale di assistenza, non rappresenta più un’anomalia: è diventata la condizione ordinaria del sistema.

L’analisi Gimbe pubblicata in questi giorni, certifica una verità scomoda: la spinta inflazionistica degli ultimi quindici anni ha eroso, fino a renderli quasi insignificanti, gli investimenti nella sanità pubblica. Non è mancanza di numeri, è mancanza di valore reale: il SSN si regge sempre più sul sacrificio delle persone, non sulla forza delle politiche.

1. Il deterioramento del setting assistenziale e le sue ricadute forensi

  • Inflazione alta: che ha mangiato silenziosamente il valore reale delle risorse.
  • Investimenti solo nominali: cifre che crescono sulla carta, ma non nella capacità reale di cura.
  • SSN sotto stress cronico: personale stremato, servizi ridotti, liste d’attesa che diventano barriere d’accesso.

La pandemia ha accelerato un processo già in atto, ma il post-Covid ha consolidato una realtà in cui la complessità assistenziale viene gestita in modo improvvisato, senza strumenti, senza materiale, senza risorse, senza continuità senza visione.

Sul piano della responsabilità professionale, questo scenario configura una alterazione stabile del setting assistenziale, con impatto diretto sulla sicurezza del paziente e sulla responsabilità dei Professionisti.

2. La carenza di personale come fattore di rischio strutturale

2.1. OSS e personale di supporto: il primo anello che cede

La mancanza di OSS determina:

  • Riduzione della capacità di garantire igiene, mobilizzazione, prevenzione delle lesioni da pressione, assistenza alberghiera;
  • Aumento del carico operativo sugli infermieri (demansionamento);
  • Incremento del rischio di eventi avversi “silenziosi” (ritardi, omissioni, errori di sorveglianza, assenza di tracciabilità).

Sul piano della responsabilità professionale, questo configura un deficit organizzativo prevedibile, quindi non giustificabile.

2.2. Infermieri insufficienti: la frattura del «Primary Nursing»

La carenza di personale infermieristico indebolisce il coordinamento e la continuità della presa in carico, elementi centrali del modello del Primary Nursing. Quando gli organici sono insufficienti, diventa più difficile garantire che il piano assistenziale sia seguito nel tempo e che informazioni, osservazioni e decisioni siano condivise e documentate tra i professionisti.

La riduzione del personale comporta:

  • Difficoltà nel rispettare i tempi previsti per interventi, controlli e monitoraggi;
  • Maggiore esposizione al rischio di errori nella somministrazione della terapia;
  • Discontinuità assistenziale e perdita di informazioni rilevanti;
  • Aumento del carico cognitivo e decisionale degli infermieri.

Sul piano della responsabilità professionale, occorre distinguere le condotte individuali dalle condizioni organizzative in cui si svolge l’assistenza. La carenza di risorse può incidere sulla possibilità concreta di rispettare standard e procedure (documentare ogni condizione assistenziale rischiosa) e costituisce quindi un elemento rilevante nell’analisi forense del caso. Le condizioni organizzative vanno valutate con la documentazione disponibile, le decisioni assunte e le misure adottate per gestire i rischi assistenziali.

3. La complessità assistenziale “improvvisata”: un ossimoro pericoloso

La complessità non può essere improvvisata. Quando lo diventa, significa che:

  • Non esiste un modello organizzativo coerente;
  • Le decisioni vengono prese in base alla disponibilità contingente, non ai bisogni del paziente;
  • La valutazione del rischio è affidata alla buona volontà dei singoli.

Sul piano della responsabilità professionale, questo scenario configura una mancata governance del rischio clinico, con responsabilità in capo alla direzione aziendale e ai livelli gestionali intermedi.

4. La mancanza di materiali e presidi: l’impossibilità di seguire procedure e linee guida

La progressiva indisponibilità di presidi, dispositivi e materiali di base (cateteri, medicazioni, presidi per la sicurezza, DPI, soluzioni, set infusioni, ecc.) produce un effetto devastante:

  • Le procedure diventano inapplicabili;
  • Le linee guida diventano letteratura, non pratica;
  • Gli operatori sono costretti a soluzioni adattive che aumentano il rischio di errore; (link - arte di arrangiarsi in assistenza)

La documentazione clinica non riflette più la realtà operativa.

Sul piano della responsabilità professionale, questo è un punto cruciale: non si può pretendere aderenza alle linee guida quando l’organizzazione non fornisce gli strumenti per applicarle. La responsabilità non è dell’operatore, ma del sistema (segnalare e documentare le difficoltà assistenziali).

5. La responsabilità professionale nell’era della "scarsità"

In questo contesto, la responsabilità dell’infermiere non può essere letta con gli stessi criteri del passato. L’operatore agisce in un ambiente che:

  • Non garantisce risorse;
  • Non garantisce personale;
  • Non garantisce continuità;
  • Non garantisce strumenti.

La responsabilità professionale deve considerare:

  • Il vincolo organizzativo;
  • La mancanza di mezzi;
  • Il sovraccarico strutturale;
  • La prevedibilità del rischio;
  • La mancata adozione di misure correttive da parte dell’azienda.

Conclusione

Quando il sistema non regge, la responsabilità si sposta.

Il collasso organizzativo non è un problema degli operatori: è un problema del sistema che non garantisce le condizioni minime per l’erogazione sicura delle cure. La responsabilità non può essere attribuita a chi opera in condizioni di impossibilità strutturale se debitamente documentata. Serve una revisione profonda del modello organizzativo, della dotazione organica, della logistica dei materiali, della governance del rischio clinico.

Finché questo non avverrà, il sistema continuerà a produrre eventi avversi non per errore umano, ma per errore organizzativo.

venerdì 2 ottobre 2026

Laure magistrali, specializzazioni e dirigenza infermieristica nel 2026. AGGIORNAMENTO

 
Giuseppe Martorana
Infermiere Forense - ICI -G.O. CIO

La frattura non è più tra Università e SSN, ma tra formazione, organizzazione e responsabilità

FORMARE O TRASFORMARE?

Che cosa accade alla formazione avanzata quando il sistema sanitario non cresce con la stessa velocità delle competenze che chiede agli infermieri di acquisire?

Il post originale che avevo pubblicato all'inizio dell'anno - https://lnkd.in/p/dK3rvrEA - fotografava una frattura tra Università e SSN: titoli che aumentavano, sbocchi che non seguivano. Nel 2026 questa lettura va "aggiornata", corretta e — in parte — radicalizzata. Perché nel frattempo sono accadute due cose decisive:

  • La formazione magistrale e specialistica è cambiata, con l’istituzione dei tre nuovi indirizzi clinici (DM 159/2026);
  • Il sistema contrattuale si è consolidato, con la piena collocazione della dirigenza delle professioni sanitarie nell’Area Sanità (CCNL 2025-2027).

Eppure, nonostante questi avanzamenti, rimane aperta una domanda cruciale:

Il SSN sta realmente trasformando questa formazione in potere organizzativo, responsabilità gestionale e capacità di governo?

1. Il dato che cambia la narrazione: la Laurea Magistrale non è una formazione senza sbocco

Nel 2023 i laureati magistrali in Scienze Infermieristiche sono stati 1.386, circa il doppio rispetto al 2011. E soprattutto: il 92,3% ha trovato lavoro in un ambito "coerente" con gli studi (FNOPI–Sant’Anna). Questo dato obbliga a correggere la lettura precedente.

Non siamo davanti a titoli inutilizzati.

Siamo davanti a competenze che il sistema "assorbe" (a fatica), ma che non vengono automaticamente trasformate in una progressione di carriera, gratificazione economica, responsabilità e governo organizzativo. (la maggior parte dei laureati magistrali in infermieristica lavora in corsia come Infermiere oppure referente infermieristico del reparto, o ancora, come Coordinatore infermieristico) È una differenza sostanziale.

2. La domanda che cambia tutto: Dove finisce la competenza?

La Laurea Magistrale può essere utilizzata in:

  • Management
  • Organizzazione dei servizi
  • Formazione
  • Ricerca
  • Qualità
  • Rischio clinico
  • Progettazione assistenziale
  • Funzioni specialistiche
  • Sviluppo professionale

Ma una occupazione "coerente" è diversa da una carriera coerente.

Un infermiere può utilizzare competenze avanzate senza diventare dirigente.

  • Può assumere funzioni organizzative senza accedere alla dirigenza.
  • Può sviluppare competenze specialistiche senza che queste diventino ruolo, autonomia o potere decisionale (il sistema sfrutta le competenze avanzate).

La domanda forense, quindi, non è più “Il titolo serve?” ma “Che effetto organizzativo produce il titolo?”

3. La dirigenza esiste. Ma quanti sono davvero gli infermieri dirigenti?

Una memoria FNOPI del 2024 riportava 638 dirigenti delle professioni sanitarie, stimando che circa il 90% fosse infermieristico. Ma non esiste ancora un’anagrafe nazionale aggiornata dei soli dirigenti infermieristici.

Il Rapporto FNOPI–Sant’Anna aggiunge un dato ancora più significativo:

  • 10 posizioni apicali infermieristiche su 346 nelle aziende ospedaliere analizzate;
  • 22 su 481 tra i direttori di distretto;
  • 2 su 374 nelle ASL esaminate.

Non è una fotografia universale del SSN, ma è un indicatore chiaro: la presenza infermieristica nei vertici organizzativi è limitata e disomogenea.

Per programmare una carriera servirebbe una matrice nazionale che incroci:

  • Laureati magistrali
  • Specialisti
  • Incarichi
  • Posti dirigenziali
  • Cessazioni
  • Nuovi reclutamenti
  • Distribuzione regionale

Oggi questa matrice sembra non esistere.

4. Il 2026 introduce una novità decisiva: lo specialista clinico

Con il DM 159/2026 nascono tre nuovi profili magistrali specialistici:

È un passaggio storico: la formazione avanzata non è più solo manageriale, ma anche clinica. E questo permette finalmente di separare due concetti:

  • Avanzamento professionale diverso dalla dirigenza
  • Dirigenza diversa da un unico contenitore della crescita infermieristica

FNOPI lo dice chiaramente: servono vere carriere cliniche, non solo manageriali. Ma...

5. Il contratto ha fatto un passo. Ora deve farlo l’organizzazione

Il CCNL Area Sanità 2025-2027 disciplina:

  • La dirigenza delle professioni sanitarie
  • Gli incarichi
  • La retribuzione di posizione
  • La collocazione giuridica esiste.

Ma la dirigenza diventa reale solo quando le Aziende:

  • Definiscono strutture
  • Istituiscono incarichi
  • Selezionano professionalità
  • Attribuiscono autonomia
  • Misurano risultati

Il contratto non crea una dirigenza. La crea l’organizzazione.

6. Il rischio di una nuova inflazione formativa

Quando la formazione cresce più velocemente dell’organizzazione, si crea una frattura tra la competenza acquisita e la competenza utilizzata. (Noi della vecchia guardia abbiamo una concreta esperienza). Non perché il titolo perda valore. Ma perché il sistema non decide dove collocarlo. https://lnkd.in/p/dYMxJxJ2

7. Dal “posto” alla “funzione”: il cambio di paradigma necessario

La domanda non dovrebbe essere: "Abbiamo posti da dirigente?” Ma: “Abbiamo una funzione complessa che richiede competenze infermieristiche avanzate?”

Funzioni come:

  • Governo dei percorsi
  • Presa in carico territoriale
  • Competenze specialistiche
  • Sicurezza dei processi
  • Consulenza clinica
  • Ricerca applicata
  • Supervisione professionale

La carriera infermieristica deve essere costruita a partire dalle funzioni, non dai posti.

8. La vera frattura del 2026: FORMAZIONE → ORGANIZZAZIONE → RESPONSABILITÀ

  • La formazione sta accelerando.
  • La normativa universitaria si è aggiornata.
  • La contrattazione riconosce la dirigenza.

Ora la domanda è: l’organizzazione sanitaria sarà capace di trasformare queste innovazioni in ruoli reali? E se la risposta ottimistica è "si", in quanto tempo?

È qui che si gioca la partita.

9. La chiave forense: competenza inutilizzata = responsabilità organizzativa

Dal punto di vista dell’Infermieristica Forense, la questione assume una dimensione ulteriore. Una competenza formalmente riconosciuta ma organizzativamente inutilizzata non è solo un problema di carriera.

È un problema di responsabilità organizzativa:

  • Chi definisce le funzioni?
  • Chi attribuisce le responsabilità?
  • Chi garantisce le risorse?
  • Chi verifica le competenze?
  • Chi misura gli esiti?

Se un sistema sanitario decide di formare professionisti altamente specializzati, può permettersi di non costruire l’organizzazione necessaria per utilizzarli?

Questa è la domanda che oggi merita una risposta.

10. Quindi, cos'è cambiato dalla prima analisi?

https://lnkd.in/p/dK3rvrEA

La filiera formativa produce competenze che il sistema assorbe in buona misura, ma che non necessariamente, e raramente, vengono trasformate in una corrispondente progressione di carriera, responsabilità e governo organizzativo.

Conclusione

Il punto non è quanti infermieri formiamo. Il punto è quanti di loro il sistema mette realmente nelle condizioni di decidere perché:

  • Formare significa investire in competenze.
  • Organizzare significa dare un ruolo.
  • Attribuire responsabilità significa riconoscere valore.
  • Dare capacità decisionale significa governare il sistema.

E nel 2026 la vera frattura non è più tra Università e SSN.

È tra ciò che il sistema chiede agli infermieri di imparare e ciò che il sistema permette agli infermieri di fare.