martedì 18 agosto 2026

Ispezione ministeriale al San Raffaele: una lettura forense della crisi organizzativa

 



Giuseppe Martorana
Infermiere Forense - ICI -G.O. CIO

L’ispezione ministeriale del 28–29 gennaio 2026 ricostruisce con precisione una sequenza di eventi che, letti in chiave forense, delineano un quadro di rischio clinico sistemico: carenza infermieristica strutturale, processi decisionali inadeguati, inserimento di personale esterno non formato e mancata attivazione tempestiva di misure correttive. La relazione individua 24 criticità e propone 18 azioni di miglioramento, ma soprattutto mette in luce il nesso causale tra deficit organizzativi e potenziale pregiudizio per la salute dei pazienti.

1. Il fatto storico: gli eventi del 5–7 dicembre

La ricostruzione ministeriale parte dagli episodi verificatisi tra il 5 e il 7 dicembre, quando tre aree ad alta intensità assistenziale — Medicina ad alta intensità, Medicina di cure intensive e Admission Room — hanno manifestato gravi difficoltà organizzative. In quei giorni erano stati inseriti infermieri di una cooperativa esterna .

La relazione accerta che:

  • Il personale non era adeguatamente formato per le attività dei reparti ;
  • Vi era una discrepanza tra chi aveva seguito i percorsi formativi e chi era stato effettivamente messo in turno ;
  • Le responsabilità organizzative erano condivise tra ospedale e cooperativa .

Lettura forense

Questi elementi configurano una violazione del principio di adeguatezza professionale: l’inserimento di personale non formato in reparti ad alta complessità rappresenta un fattore di rischio prevedibile, dunque prevenibile. La discrepanza tra formazione dichiarata e personale effettivamente impiegato è un indicatore di fallimento del controllo interno.

2. La criticità strutturale: carenza infermieristica persistente

Il punto più rilevante della relazione è la conferma di una macro-criticità strutturata e persistente nella dotazione infermieristica, presente da diversi mesi e considerata potenzialmente in grado di produrre conseguenze sulla salute dei pazienti .

Lettura forense

Qui emerge un elemento chiave: la carenza di personale non è un evento improvviso, ma una condizione cronicizzata che ha ridotto la resilienza dei reparti, rendendoli vulnerabili a qualsiasi variazione organizzativa. In termini di responsabilità:

  • La persistenza del problema indica omissione di misure correttive;
  • La mancata prevenzione configura un deficit di governance;
  • Il rischio clinico non è episodico, ma sistemico.

3. Processi decisionali e omissioni organizzative

Gli ispettori rilevano che l’ospedale non ha messo in campo sufficienti azioni preventive per affrontare la carenza di personale. Vengono analizzati:

  • I processi decisionali interni,
  • La scelta di ricorrere a personale esterno in reparti ad alta complessità ,
  • La comunicazione interna e la mancata attivazione tempestiva di interventi correttivi prima dell’arrivo dell’ATS .

Lettura forense

Questi elementi configurano una responsabilità organizzativa multilivello:

  • Decisionale (scelta di ricorrere a personale non adeguato),
  • Gestionale (assenza di misure preventive),
  • Informativa (comunicazione interna insufficiente),
  • Reattiva (ritardo nell’attivazione di interventi correttivi).

La complessità assistenziale richiede processi decisionali robusti: la loro assenza è un fattore causale diretto del rischio.

4. Cooperative e rischio di esternalizzazione impropria

Il Ministero propone verifiche sulle altre cooperative che forniscono personale all’ospedale e criteri più stringenti per l’esternalizzazione, incluse simulazioni organizzative prima dell’inserimento del personale.

Lettura forense

L’esternalizzazione, se non governata, genera tre rischi:

  • Discontinuità delle competenze
  • Assenza di conoscenza dell’unità operativa
  • Impossibilità di garantire standard minimi di sicurezza

Il Ministero riconosce esplicitamente che l’inserimento di professionisti non preparati in contesti ad elevata complessità è un evento sentinella organizzativo.

5. Carichi di lavoro e salute organizzativa

Tra le misure proposte:

  • Revisione dei carichi di lavoro ,
  • Introduzione di pause e sistemi di rotazione,
  • Programmi di supporto psicologico per gli operatori .

Lettura forense

La sicurezza delle cure è direttamente proporzionale alla sostenibilità dei turni. Carichi eccessivi, turni non equilibrati e assenza di supporto psicologico sono fattori di rischio clinico e professionale.

6. Le 18 azioni correttive: un cambio di paradigma

Tra le proposte:

  • Rafforzamento della dotazione infermieristica ,
  • Introduzione di rapporti minimi standard infermiere/paziente ,
  • Criteri più rigidi per l’esternalizzazione,
  • Simulazioni organizzative,
  • Revisione dei carichi di lavoro.

Lettura forense

Il Ministero lega esplicitamente la consistenza degli organici alla sicurezza dei pazienti: un’affermazione che, in ambito forense, rappresenta un principio di causalità organizzativa.

7. Il San Raffaele come fotografia del Sistema Paese

Il caso San Raffaele può essere letto oltre il singolo ospedale. Non perché sia corretto generalizzare automaticamente le criticità di una struttura all'intero Servizio sanitario nazionale, ma perché il caso rende visibile una vulnerabilità che può manifestarsi ogni volta che la complessità assistenziale cresce più rapidamente della capacità organizzativa di sostenerla.

La questione riguarda quindi il modello di sistema.

Un sistema sanitario non può pretendere di erogare assistenza ad alta complessità utilizzando una logica organizzativa costruita su una disponibilità di risorse che non esiste più.

La complessità assistenziale non si improvvisa.

Richiede:

  • Organici adeguati alla complessità e non soltanto al numero dei posti letto;
  • Competenze certificate e verificabili prima dell'assegnazione al setting assistenziale;
  • Formazione specifica e coerente con il livello di intensità di cura;
  • Governance clinico-organizzativa capace di intercettare precocemente le condizioni di rischio;
  • Processi decisionali documentati, soprattutto quando vengono adottate soluzioni emergenziali;
  • Supervisione e integrazione quando vengono utilizzati professionisti provenienti da soggetti esterni;
  • Sistemi di monitoraggio capaci di trasformare il dato organizzativo in un segnale di rischio clinico.

Quando questi elementi vengono meno, la fragilità organizzativa diventa inevitabilmente fragilità clinica.

lunedì 17 agosto 2026

"Procedura" non è applicabile in assistenza: la sicurezza è un atto dovuto.


 


Giuseppe Martorana
Infermiere Forense - ICI -G.O. CIO

In sanità esiste una verità semplice e scomoda per le organizzazioni: le procedure e le linee guida non sono onnipotenti. Sono strumenti indispensabili, sì, ma non sempre applicabili. E quando non lo sono, l’operatore non può “arrangiarsi”, improvvisare, sostituire materiali o inventare soluzioni. In quei momenti, la priorità assoluta diventa una sola: la sicurezza del Paziente e degli operatori.

Questa non è una scelta discrezionale. È un obbligo giuridico e professionale.

1. Il principio cardine: la procedura non è superiore alla sicurezza

Le procedure e le linee guida rappresentano lo standard di cura. Ma nessuna norma, nessun protocollo, nessuna check‑list può essere applicata contro l'evidenza, senza mezzi, o in assenza delle condizioni minime di sicurezza.

Quando manca:

  • Il materiale previsto
  • Il supporto tecnico o umano necessario
  • L’ambiente adeguato
  • La possibilità di garantire la sterilità, la continuità assistenziale o la sorveglianza

L’operatore non può “fare comunque”.

Applicare una procedura in condizioni non idonee è una violazione della procedura stessa.

2. Il dovere dell’infermiere: interrompere, segnalare, documentare

In assistenza ordinaria (non emergenziale), l’infermiere ha tre obblighi immediati:

a) Interrompere l’esecuzione dell’attività non sicura.

Non è un atto di insubordinazione: è un atto di tutela professionale e di protezione del paziente.

b) Informare tempestivamente i superiori

Coordinatore, dirigente, medico responsabile del turno: chiunque abbia la responsabilità organizzativa deve essere informato prima che l’atto venga eseguito in condizioni non conformi.

La comunicazione deve essere:

  • Chiara
  • Circostanziata
  • Priva di interpretazioni
  • Orientata alla sicurezza

c) Documentare in cartella infermieristica

Qui entra la parte forense: la scrittura salva l’operatore.

  • La documentazione deve riportare:
  • La procedura prevista
  • Il motivo per cui non era applicabile
  • Le condizioni ostative (mancanza di materiale, assenza di supporto, rischio per il paziente)
  • La decisione alternativa adottata
  • L’informazione data ai superiori

Scrivere non è un atto burocratico: è la prova che l’operatore ha agito secondo diligenza, prudenza e perizia.

3. Perché questo protegge il professionista?

Perché in caso di contenzioso, audit, evento avverso o revisione interna, ciò che viene valutato non è “se la procedura è stata seguita”, ma se l’operatore ha agito in modo ragionevole e sicuro nelle condizioni date.

La responsabilità professionale non richiede l’impossibile: richiede che l’operatore:

  • Riconosca il rischio
  • Non esponga il paziente a un danno prevedibile
  • Non improvvisi soluzioni non validate
  • Segnali tempestivamente
  • Documenti correttamente

In altre parole: che non tradisca la sicurezza per salvare la forma.

4. L’eccezione: l’emergenza

In emergenza il paradigma cambia:

La priorità è salvare la vita, anche con mezzi non ideali, purché l’azione sia proporzionata, tempestiva e giustificata dal contesto.

Ma questo non riguarda l’assistenza ordinaria. Nella routine, la sicurezza non si sacrifica mai.

5. Messaggio finale al personale sanitario

Quando le procedure non sono applicabili, la sicurezza non è negoziabile!

La procedura è un faro, non una catena e quando non può essere applicata, l’operatore non è autorizzato a “fare comunque”: è obbligato a fermare, segnalare, documentare perché la sicurezza non è un’opzione. È un dovere professionale, etico e giuridico.