Da oltre dieci anni denunciamo lo stesso paradosso: mentre la sicurezza del paziente viene celebrata come valore fondante del Servizio Sanitario Nazionale, la sicurezza degli operatori sanitari rimane un’area grigia, sottostimata, sottofinanziata e spesso invisibile nelle agende istituzionali. Eppure, senza operatori protetti, formati e tutelati, nessun sistema può dirsi sicuro. Già nel 2013 i dati raccolti dal SIROH e dalle indagini AIRESPSA mostravano un quadro inequivocabile: il rischio biologico rappresentava circa il 40% di tutti gli infortuni segnalati, con oltre 100.000 esposizioni percutanee stimate ogni anno, metà delle quali non venivano nemmeno riportate.
Oggi, nonostante l’evoluzione tecnologica e normativa, la situazione non è sostanzialmente cambiata.
- Cosa sappiamo oggi (2020–2024)
Le evidenze più recenti confermano tre elementi chiave:
1. La sotto-segnalazione rimane il vero tallone d’Achille
Gli studi condotti durante e dopo la pandemia hanno mostrato che tra il 40% e il 60% delle esposizioni a rischio biologico non viene segnalato. Le cause sono sempre le stesse:
- Percezione distorta del rischio
- Percorsi di segnalazione complessi
- Cultura organizzativa difensiva
- Mancanza di feedback e trasparenza
Un sistema che non registra gli incidenti non può prevenirli.
2. Le donne continuano a essere le più esposte
La composizione del personale sanitario non è cambiata: le donne rappresentano oltre il 70% del personale infermieristico, e quindi la maggior parte degli atti assistenziali a rischio. Questo comporta implicazioni specifiche – gravidanza, pianificazione familiare, impatti psicologici – che raramente vengono integrate nei protocolli operativi.
3. I dispositivi di sicurezza funzionano, ma non sono ancora uno standard
Gli studi più recenti confermano ciò che il SIROH documenta da anni: nonostante l’evidenza scientifica sia ormai schiacciante — l’adozione sistematica di dispositivi dotati di meccanismi di sicurezza riduce gli infortuni percutanei del 75–80% — la loro diffusione continua a essere frammentaria e incoerente. A frenarla non è la mancanza di prove, ma una visione miope dei costi: si privilegia il risparmio immediato sull’acquisto, ignorando il costo reale, molto più elevato, degli infortuni evitabili.
A questo si aggiunge un ulteriore paradosso organizzativo: le richieste delle UU.OO. vengono ridimensionate, evase solo parzialmente o, in alcuni casi, completamente disattese. Ancora più grave è la sostituzione dei dispositivi di sicurezza con dispositivi “standard”, privi di qualsiasi meccanismo protettivo, vanificando così ogni strategia di prevenzione e aumentando il rischio clinico e organizzativo.
4. La pandemia ha amplificato il problema, non lo ha risolto
Il COVID-19 ha reso evidente ciò che molti operatori sapevano da sempre:
La sicurezza non è un optional, ma un’infrastruttura critica.
Eppure, terminata l’emergenza, molte strutture sono tornate a modelli organizzativi pre-pandemici, senza consolidare le lezioni apprese.
- Perché questo problema persiste
La risposta, purtroppo, è semplice: la sicurezza degli operatori non è percepita come un indicatore di performance del sistema sanitario. Quindi, finché la sicurezza rimane un adempimento burocratico, e non un parametro strategico, continueremo a vedere:
- Sistemi di segnalazione inefficaci
- Formazione episodica
- Dispositivi di sicurezza non uniformemente adottati
- Sorveglianza epidemiologica frammentata
- Responsabilità organizzative poco definite
Il risultato è un sistema che “funziona” solo finché gli operatori reggono. E quando non reggono, il sistema non ha strumenti per comprenderne le cause.
Il nodo centrale: la sicurezza degli operatori è sicurezza del paziente (e viceversa)
Non è un’affermazione retorica. È un’evidenza operativa.
- Un operatore esposto a rischio biologico:
- Può essere temporaneamente rimosso dal servizio
- Può vivere mesi di ansia e incertezza
- Può subire limitazioni nelle mansioni
- Può vedere compromessa la propria salute fisica e mentale
- Ogni incidente non prevenuto genera:
- Costi sanitari
- Costi organizzativi
- Costi psicologici
- Perdita di competenze
- Riduzione della qualità assistenziale
La sicurezza degli operatori non è un capitolo separato: è la base su cui poggia tutto il resto.
Conclusione
Il principio che deve guidare ogni politica sanitaria è questo: se vogliamo un sistema sanitario realmente sicuro, dobbiamo ribaltare la prospettiva:
- La sicurezza degli operatori non è una conseguenza della sicurezza del sistema, ma la sua condizione necessaria.
- Un sistema che non protegge chi lo fa funzionare è un sistema che non funziona.
- E un sistema che non misura, non registra e non analizza gli incidenti è un sistema che sceglie deliberatamente di non vedere.
Per questo, ogni strategia di sicurezza deve partire da tre impegni non negoziabili:
- Sorveglianza epidemiologica completa, obbligatoria e trasparente, con dati nazionali aggiornati e confrontabili.
- Adozione uniforme dei dispositivi di sicurezza, senza eccezioni legate ai costi o alle abitudini locali.
- Percorsi di segnalazione semplici, protetti e non punitivi, che trasformino ogni incidente in conoscenza e prevenzione.
Solo così possiamo affermare, senza ipocrisie, che la sicurezza è davvero un valore del sistema sanitario.
Senza garantire la sicurezza degli operatori non esiste alcuna sicurezza.
Approfondimenti
1. Rapporti istituzionali e dati ufficiali
- Osservatorio Nazionale sulla Sicurezza degli Esercenti le Professioni Sanitarie e Socio‑sanitarie (ONSEPS). Relazione annuale 2022.
- INAIL – Carichi di lavoro e sicurezza degli operatori sanitari (2017). Analisi del rapporto tra benessere degli operatori, performance e sicurezza dei pazienti; utile per collegare violenza, stress lavoro‑correlato e rischio clinico.
2. Letteratura accademica e revisioni recenti
- Abazi R. (2023). Le buone pratiche in risposta alla violenza a danno degli operatori sanitari in Pronto Soccorso: Revisione della letteratura. Università di Padova. Ottima sintesi delle evidenze internazionali su fattori di rischio, tecniche di gestione dell’aggressività e ruolo infermieristico.
3. Manuali e strumenti operativi
- Ministero della Salute – Sicurezza dei pazienti e gestione del rischio clinico: manuale per la formazione degli operatori sanitari. Testo di riferimento per la formazione, con sezioni utili per collegare sicurezza degli operatori e sicurezza delle cure.
- Brini M., Taroni F. (a cura di). La gestione del rischio e del contenzioso. Regione Emilia‑Romagna (2014). Utile per inquadrare responsabilità organizzative, prevenzione del rischio e implicazioni medico‑legali.
4. Cultura della sicurezza e prospettiva organizzativa
- Perulli A., Monteverdi D. La “Culture of Safety”: il punto di vista degli infermieri e degli OSS. Regione Friuli Venezia Giulia. Approfondisce la dimensione culturale della sicurezza, spesso trascurata nelle politiche nazionali.





