Giuseppe Martorana
Quanto degli eventi avversi che attribuiamo all'errore umano è invece riconducibile alle condizioni organizzative nelle quali il professionista è chiamato (costretto) ad operare?
Premessa
Oggi la crisi in sanità non è più emergenza, è sistema!
Negli ospedali italiani la carenza cronica di Personale sanitario, di Personale di supporto, di dispositivi medici e materiale di assistenza, non rappresenta più un’anomalia: è diventata la condizione ordinaria del sistema.
L’analisi Gimbe pubblicata in questi giorni, certifica una verità scomoda: la spinta inflazionistica degli ultimi quindici anni ha eroso, fino a renderli quasi insignificanti, gli investimenti nella sanità pubblica. Non è mancanza di numeri, è mancanza di valore reale: il SSN si regge sempre più sul sacrificio delle persone, non sulla forza delle politiche.
1. Il deterioramento del setting assistenziale e le sue ricadute forensi
- Inflazione alta: che ha mangiato silenziosamente il valore reale delle risorse.
- Investimenti solo nominali: cifre che crescono sulla carta, ma non nella capacità reale di cura.
- SSN sotto stress cronico: personale stremato, servizi ridotti, liste d’attesa che diventano barriere d’accesso.
La pandemia ha accelerato un processo già in atto, ma il post-Covid ha consolidato una realtà in cui la complessità assistenziale viene gestita in modo improvvisato, senza strumenti, senza materiale, senza risorse, senza continuità senza visione.
Sul piano della responsabilità professionale, questo scenario configura una alterazione stabile del setting assistenziale, con impatto diretto sulla sicurezza del paziente e sulla responsabilità dei Professionisti.
2. La carenza di personale come fattore di rischio strutturale
2.1. OSS e personale di supporto: il primo anello che cede
La mancanza di OSS determina:
- Riduzione della capacità di garantire igiene, mobilizzazione, prevenzione delle lesioni da pressione, assistenza alberghiera;
- Aumento del carico operativo sugli infermieri (demansionamento);
- Incremento del rischio di eventi avversi “silenziosi” (ritardi, omissioni, errori di sorveglianza, assenza di tracciabilità).
Sul piano della responsabilità professionale, questo configura un deficit organizzativo prevedibile, quindi non giustificabile.
2.2. Infermieri insufficienti: la frattura del «Primary Nursing»
La carenza di personale infermieristico indebolisce il coordinamento e la continuità della presa in carico, elementi centrali del modello del Primary Nursing. Quando gli organici sono insufficienti, diventa più difficile garantire che il piano assistenziale sia seguito nel tempo e che informazioni, osservazioni e decisioni siano condivise e documentate tra i professionisti.
La riduzione del personale comporta:
- Difficoltà nel rispettare i tempi previsti per interventi, controlli e monitoraggi;
- Maggiore esposizione al rischio di errori nella somministrazione della terapia;
- Discontinuità assistenziale e perdita di informazioni rilevanti;
- Aumento del carico cognitivo e decisionale degli infermieri.
Sul piano della responsabilità professionale, occorre distinguere le condotte individuali dalle condizioni organizzative in cui si svolge l’assistenza. La carenza di risorse può incidere sulla possibilità concreta di rispettare standard e procedure (documentare ogni condizione assistenziale rischiosa) e costituisce quindi un elemento rilevante nell’analisi forense del caso. Le condizioni organizzative vanno valutate con la documentazione disponibile, le decisioni assunte e le misure adottate per gestire i rischi assistenziali.
3. La complessità assistenziale “improvvisata”: un ossimoro pericoloso
La complessità non può essere improvvisata. Quando lo diventa, significa che:
- Non esiste un modello organizzativo coerente;
- Le decisioni vengono prese in base alla disponibilità contingente, non ai bisogni del paziente;
- La valutazione del rischio è affidata alla buona volontà dei singoli.
Sul piano della responsabilità professionale, questo scenario configura una mancata governance del rischio clinico, con responsabilità in capo alla direzione aziendale e ai livelli gestionali intermedi.
4. La mancanza di materiali e presidi: l’impossibilità di seguire procedure e linee guida
La progressiva indisponibilità di presidi, dispositivi e materiali di base (cateteri, medicazioni, presidi per la sicurezza, DPI, soluzioni, set infusioni, ecc.) produce un effetto devastante:
- Le procedure diventano inapplicabili;
- Le linee guida diventano letteratura, non pratica;
- Gli operatori sono costretti a soluzioni adattive che aumentano il rischio di errore; (link - arte di arrangiarsi in assistenza)
La documentazione clinica non riflette più la realtà operativa.
Sul piano della responsabilità professionale, questo è un punto cruciale: non si può pretendere aderenza alle linee guida quando l’organizzazione non fornisce gli strumenti per applicarle. La responsabilità non è dell’operatore, ma del sistema (segnalare e documentare le difficoltà assistenziali).
5. La responsabilità professionale nell’era della "scarsità"
In questo contesto, la responsabilità dell’infermiere non può essere letta con gli stessi criteri del passato. L’operatore agisce in un ambiente che:
- Non garantisce risorse;
- Non garantisce personale;
- Non garantisce continuità;
- Non garantisce strumenti.
La responsabilità professionale deve considerare:
- Il vincolo organizzativo;
- La mancanza di mezzi;
- Il sovraccarico strutturale;
- La prevedibilità del rischio;
- La mancata adozione di misure correttive da parte dell’azienda.
Conclusione
Quando il sistema non regge, la responsabilità si sposta.
Il collasso organizzativo non è un problema degli operatori: è un problema del sistema che non garantisce le condizioni minime per l’erogazione sicura delle cure. La responsabilità non può essere attribuita a chi opera in condizioni di impossibilità strutturale se debitamente documentata. Serve una revisione profonda del modello organizzativo, della dotazione organica, della logistica dei materiali, della governance del rischio clinico.
Finché questo non avverrà, il sistema continuerà a produrre eventi avversi non per errore umano, ma per errore organizzativo.

