Nel SSN, la disciplina interna è un dovere tanto quanto la cura. Ogni figura di responsabilità — dal dirigente al coordinatore — è chiamata a vigilare: orari, permessi, istituti contrattuali, condotte. È un atto di responsabilità verso la pubblica amministrazione, ma anche un gesto di equità verso i colleghi e l’istituzione. Eppure, quando si analizzano i dati — quelli veri, quelli pubblici — emerge un paradosso: i procedimenti disciplinari “gravi” sono statisticamente irrilevanti. Non perché non esistano infrazioni, ma perché il sistema è (volutamente?) frammentato, le segnalazioni rare, le omissioni invisibili.
Per evitare ambiguità, considero “gravi” solo le infrazioni che possono produrre:
Sospensione dall’esercizio professionale;
Radiazione dall’albo;
Sospensione dal servizio per dipendenti SSN;
Licenziamento disciplinare;
Tutto il resto – richiami, censure, ammonimenti – rimane fuori. Da qui nasce la domanda che nessuna norma sembra risolvere davvero:
Chi verifica che la vigilanza venga esercitata?
Chi misura l’efficacia del controllo?
Chi interviene quando il controllore omette, ignora, o protegge?
Chi controlla non ama essere controllato?
Partiamo dai dati — quelli che lo Stato non aggrega ma pubblica a "pezzi" — e arriviamo al cuore del problema: Vigilare sulla vigilanza! Perché in sanità, come in ogni sistema complesso, il rischio non è solo l’abuso. È anche il silenzio.
A) Procedimenti Disciplinari “Gravi” nel Sistema Sanitario Italiano
La statistica che non esiste, ma che servirebbe.
In Italia il sistema disciplinare sanitario è un mosaico: Ordini professionali, Aziende sanitarie, Regioni, Ministero. Ognuno custodisce un pezzo, nessuno pubblica il quadro completo. Eppure, quando si parla di “infrazioni gravi” – sospensioni, radiazioni, licenziamenti – la domanda rimane sempre la stessa: quanti sono? La risposta ufficiale non c’è.
B) Le fonti: ciò che lo Stato non aggrega, ma pubblica a "pezzi"
La ricostruzione si basa esclusivamente su dati pubblici:
Relazioni annuali FNOMCeO (medici e odontoiatri);
Relazioni FNOPI e ordini provinciali (infermieri);
Dati pubblici degli Ordini TSRM-PSTRP;
Relazioni degli Ordini degli Psicologi;
Sezioni “Trasparenza” delle Aziende sanitarie;
Relazioni regionali sulla performance sanitaria;
B.1) La sintesi nazionale Sommando le categorie:
Categoria Stima sanzioni gravi/anno
Medici 50–80
Infermieri 20–60
Tecnici sanitari 8–20
Psicologi 8–18
Dipendenti SSN 60–160
Stima nazionale complessiva: 150–340 casi/anno. Un numero piccolo? Dipende da come lo si legge.
B.2) Il dato che racconta un sistema
Tre considerazioni emergono con chiarezza:
La sanità italiana non è un far west disciplinare.
Le sanzioni gravi sono statisticamente rare.
La trasparenza è ancora parziale.
Gli Ordini pubblicano gli esiti, non i numeri complessivi dei deferimenti.
Nessun ente ha la visione d’insieme. Il sistema è frammentato per design.
1) Vigilanza amministrativa in sanità: Il controllore sotto controllo.
1.1) Il paradosso della vigilanza: un dovere che non basta
La vigilanza burocratica è un obbligo: chi ricopre un ruolo di responsabilità deve controllare orari, permessi, istituti contrattuali, condotte. È un dovere giuridico, prima ancora che etico. Ma ogni volta che un sistema affida potere di controllo a un singolo, nasce la domanda inevitabile: chi controlla il controllore? Perché il rischio non è solo l’abuso. È anche l’omissione: il non vedere, il non voler vedere, il non voler agire.
1.2) Dopo l’analisi sui consigli disciplinari: un vuoto evidente
Emerge che i consigli disciplinari, nel complesso, producono numeri quasi irrilevanti rispetto alla massa del personale sanitario. Questo non perché non esistano infrazioni, ma perché:
Il sistema è frammentato;
Le segnalazioni sono rare;
Le omissioni non vengono quasi mai perseguite;
I controllori non sono realmente monitorati;
2) Chi controlla il controllore?
In Italia il controllore è controllato da quattro livelli, nessuno dei quali è realmente incisivo da solo.
2.1) Il controllore è controllato dal suo superiore gerarchico
Sembra ovvio, ma è il punto più debole. Il dirigente che deve vigilare sui dipendenti è a sua volta vigilato dal dirigente superiore. Ma se la catena gerarchica è corta, o se c’è un clima di “non belligeranza”, il controllo diventa formale.
Il rischio: l’omertà amministrativa.
2.2) Il controllore è controllato dalla Corte dei Conti (ma solo per danno erariale)
La Corte dei Conti interviene solo quando l’omissione produce un danno economico quantificabile.
Esempio: un dirigente non controlla le timbrature → straordinari indebiti → danno erariale → responsabilità. Ma se l’omissione non produce un danno economico diretto, la Corte non interviene.
Il rischio: omissioni “non monetizzabili” che restano impunite.
2.3) Il controllore è controllato dall’ANAC (ma solo per violazioni anticorruzione)
ANAC interviene se:
C’è abuso di ruolo;
C’è favoritismo;
C’è mancata rotazione;
C’è conflitto di interessi;
C’è violazione del Piano Anticorruzione
Ma ANAC non entra nel merito della vigilanza quotidiana (orari, permessi, turni).
Il rischio: tutto ciò che non è “corruzione” resta fuori.
2.4) Il controllore è controllato dall’Ordine professionale (ma solo per condotte gravi)
Gli Ordini possono sanzionare:
Abuso di potere;
Omissione grave;
Violazione del codice deontologico;
Ma come abbiamo visto, i numeri sono minimi.
E soprattutto: gli Ordini intervengono solo se qualcuno segnala.
Il rischio: autoreferenzialità.
3) Il vero problema: l’omissione di vigilanza non è monitorata
La legge prevede la responsabilità per omissione. Ma nella pratica:
Nessuno misura la qualità della vigilanza;
Nessuno verifica se i controlli vengono fatti;
Nessuno valuta se le anomalie vengono segnalate;
Nessuno controlla i controllori in modo sistemico
È un buco normativo e culturale.
3.1) E allora: chi controlla davvero il controllore?
Il controllore è controllato solo quando qualcuno decide di guardare (contenziosi, visite ispettive dei NAS). E troppo spesso nessuno guarda.
Non esiste un organismo terzo, indipendente, che monitori la vigilanza interna delle strutture sanitarie.
Non esiste un audit obbligatorio sulla qualità dei controlli.
Non esiste un sistema di indicatori che misuri l’efficacia della vigilanza.
Il controllore è controllato a campione, a posteriori, a discrezione.
Conclusione
Il sistema non è progettato per prevenire, ma per reagire. Il sistema sanitario italiano ha una disciplina interna che funziona, ma non comunica. La mancanza di un database nazionale unico non è un difetto tecnico: è una scelta storica, normativa, culturale. E questo è il punto più critico. Il sistema disciplinare italiano – in sanità come altrove – non è costruito per prevenire abusi o omissioni. È costruito per intervenire dopo, quando il danno è fatto, quando qualcuno segnala, quando un caso esplode. La vigilanza è un dovere. Ma il controllo sulla vigilanza è un optional. E in un sistema complesso come quello sanitario, questo non è un dettaglio: è un rischio strutturale.
