Si parla di appropriatezza ospedaliera, di cure palliative, di assistenza territoriale, di multidimensionalità, di umanizzazione. Ma l’infermieristica non compare. Non come soggetto, non come disciplina, non come leva strategica. E questa omissione, nel linguaggio forense, ha un nome preciso: lesione per omissione.
Quando un documento istituzionale ignora sistematicamente una componente fondamentale del sistema salute, non siamo di fronte a una svista. Siamo di fronte a una rimozione strutturale, che produce effetti giuridici, organizzativi e culturali. Perché ciò che non viene nominato, non esiste. E ciò che non esiste, non può rivendicare ruolo, risorse, responsabilità.
L’infermieristica, in questo testo, è il grande assente. Non si parla di standard professionali, di competenze avanzate, di infermieri di famiglia e comunità, di formazione specialistica, di autonomia decisionale. Non si parla nemmeno del contributo infermieristico nei percorsi di cura, nella presa in carico, nella continuità assistenziale. Nulla.
E allora il commento non può che essere questo: l’assenza dell’infermieristica in un documento di programmazione sanitaria è un atto forense, non solo politico. È la prova documentale di una cultura che continua a negare cittadinanza istituzionale a una professione che regge, ogni giorno, il peso della cura.
Senza infermieristica, nessuna sanità di prossimità è possibile.
Nessun commento:
Posta un commento