domenica 18 gennaio 2026

Il silenzio istituzionale sull’infermieristica: quando l’omissione è un atto forense

Nel documento programmatico che dovrebbe tracciare le linee evolutive del Servizio Sanitario Nazionale, si susseguono enunciazioni di principio, standard da definire, modelli da implementare. Ma ciò che colpisce non è tanto ciò che viene detto, quanto ciò che viene taciuto. E ciò che viene taciuto, in questo caso, è la figura dell’infermiere.

Si parla di appropriatezza ospedaliera, di cure palliative, di assistenza territoriale, di multidimensionalità, di umanizzazione. Ma l’infermieristica non compare. Non come soggetto, non come disciplina, non come leva strategica. E questa omissione, nel linguaggio forense, ha un nome preciso: lesione per omissione.

Quando un documento istituzionale ignora sistematicamente una componente fondamentale del sistema salute, non siamo di fronte a una svista. Siamo di fronte a una rimozione strutturale, che produce effetti giuridici, organizzativi e culturali. Perché ciò che non viene nominato, non esiste. E ciò che non esiste, non può rivendicare ruolo, risorse, responsabilità.

L’infermieristica, in questo testo, è il grande assente. Non si parla di standard professionali, di competenze avanzate, di infermieri di famiglia e comunità, di formazione specialistica, di autonomia decisionale. Non si parla nemmeno del contributo infermieristico nei percorsi di cura, nella presa in carico, nella continuità assistenziale. Nulla.

E allora il commento non può che essere questo: l’assenza dell’infermieristica in un documento di programmazione sanitaria è un atto forense, non solo politico. È la prova documentale di una cultura che continua a negare cittadinanza istituzionale a una professione che regge, ogni giorno, il peso della cura.

Senza infermieristica, nessuna sanità di prossimità è possibile.



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