sabato 21 febbraio 2026

Dirigenza infermieristica - LM/SNT1- : il corto circuito della governance


    Perché la disomogeneità formativa produce identità deboli, conflitti interni e una dirigenza non allineata alla governance? 

    Quando la formazione accademica non coincide con i ruoli apicali.

    La Laurea Magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche nasce con una funzione strategica: formare professionisti destinati alla direzione, al coordinamento avanzato, alla programmazione, alla formazione universitaria e alla ricerca. È il segmento che dovrebbe garantire continuità culturale tra clinica, organizzazione e governance. 

    Eppure, proprio in questo spazio si manifesta una delle fratture più insidiose del sistema. Non si tratta di una semplice differenza di orientamento o di sensibilità professionale. 

    La criticità è strutturale: percorsi formativi che conducono allo stesso titolo formale non sempre generano la medesima visione della professione, né la stessa concezione di responsabilità istituzionale.       Ne deriva un paradosso evidente: un titolo unico, ma identità plurime; una certificazione omogenea, ma una cultura professionale disomogenea.

    La LM/SNT1 dovrebbe rappresentare il luogo della sintesi, il punto di convergenza tra sapere clinico, competenza organizzativa e responsabilità sistemica. Dovrebbe essere lo spazio in cui si consolida una leadership capace di orientare, integrare, armonizzare. Quando invece diventa terreno di differenziazione culturale, il rischio è quello di produrre una dirigenza che riflette — e talvolta amplifica — la frammentazione già presente nei livelli operativi (link frammentazione).

    Senza una chiara definizione del profilo culturale e valoriale atteso da chi consegue la LM/SNT1, il sistema finisce per generare dirigenti formalmente equivalenti ma sostanzialmente divergenti nella visione del ruolo, nel rapporto con la clinica, nella concezione della responsabilità professionale. E quando la disomogeneità si colloca al vertice, la frammentazione non resta confinata: discende lungo la catena organizzativa, influenzando linguaggi, priorità, modelli decisionali e persino la percezione che i professionisti più giovani sviluppano della propria identità.

    Introdurre una riflessione sulla LM/SNT1 significa, dunque, interrogarsi non soltanto sulla qualità dei percorsi formativi, ma sulla loro capacità di generare coerenza culturale. Perché un sistema sanitario può tollerare differenze operative; difficilmente può reggere e reagire a una discontinuità identitaria nei luoghi in cui si costruisce la direzione della professione.

    La situazione attuale

    La laurea magistrale in Scienze infermieristiche e ostetriche (LM/SNT1) nasce formalmente come percorso unitario: 120 CFU, durata biennale, obiettivi qualificanti comuni definiti dal Ministero.     Tuttavia, sotto questa cornice omogenea, il sistema si articola in una pluralità di modelli formativi che riflettono scelte culturali, accademiche e organizzative differenti tra atenei.

    Il nucleo condiviso rimane chiaro: tutte le LM/SNT1 mirano a formare professionisti con competenze avanzate nel management sanitario, nella didattica, nella progettazione dei servizi, nella qualità e sicurezza delle cure e nella gestione dei processi assistenziali complessi. La ricerca infermieristica è formalmente presente in ogni ordinamento, ma il suo peso specifico varia sensibilmente. 

    Ed è proprio qui che emerge la linea di frattura più interessante. La LM/SNT1 italiana si presenta come un contenitore formalmente uniforme ma sostanzialmente plurale. La differenza non è nella dichiarazione degli obiettivi, bensì nella gerarchia delle priorità formative. 

    In alcuni atenei l’impianto è fortemente orientato al management sanitario: la dimensione organizzativa, la governance clinica e il coordinamento dei servizi diventano l’asse portante del percorso formativo. In altri, come l’Università di Bologna, l’enfasi si sposta maggiormente sulla metodologia della ricerca, sulla statistica, sull’epidemiologia e sulla produzione scientifica, configurando un profilo più vicino alla figura del ricercatore clinico o del futuro docente universitario.      Altri ancora, come l’Università degli Studi di Messina, privilegiano una formazione orientata alla direzione e al coordinamento, mentre sedi come l’Università degli Studi di Pavia o l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata tendono a proporre modelli più bilanciati tra gestione, formazione e progettazione dei servizi.

    La distribuzione dei CFU diventa quindi un indicatore rivelatore della vocazione del corso: laddove aumentano i crediti dedicati a statistica, epidemiologia e metodologia della ricerca, emerge una chiara scelta strategica verso la costruzione di competenze scientifiche solide; dove invece prevalgono insegnamenti di organizzazione, leadership e tutorato, l’identità professionale si orienta maggiormente verso il coordinamento e la gestione delle risorse.

    Questa eterogeneità non è necessariamente un limite. Potrebbe rappresentare una ricchezza, a condizione che sia consapevole e dichiarata. E invece no! Il punto critico, però, è che l’etichetta “LM/SNT1” tende a suggerire un’omogeneità che nella realtà non esiste: sotto la stessa denominazione convivono percorsi che producono profili professionali differenti.

1. La radice del problema: percorsi diversi, stesso titolo

    La Laurea Magistrale LM/SNT1 è formalmente unica, ma sostanzialmente plurale. Infatti a seconda dell’ateneo, può assumere tre vocazioni differenti:

  • Manageriale, orientata alla governance dei servizi
  • Didattica, orientata alla formazione e al tutorato
  • Metodologico‑scientifica, orientata alla ricerca

    Con differenze anche nella quantità di tirocinio, nei laboratori e nelle attività professionalizzanti.

    Tutte legittime certo, tutte utili, tutte necessarie. Ma tutte confluenti nello stesso titolo, con lo stesso valore legale, e con accesso indistinto agli eventuali medesimi concorsi. È qui che si genera la distorsione: profili formati per ruoli diversi vengono considerati equivalenti.

    2. La frammentazione professionale diventa frammentazione dirigenziale

    Quando un sistema permette che un laureato con impronta didattica o vocazione alla ricerca o ancora formazione manageriale acceda indistintamente ai ruoli di coordinamento e direzione, si crea un effetto domino:

  • Dirigenti non allineati alla funzione
  • Leadership percepita come incoerente
  • Conflitti tra visione organizzativa e visione accademica
  • Difficoltà nella gestione del personale
  • Perdita di fiducia nella governance

    La frammentazione non è più solo professionale: diventa istituzionale.

    3. Identità professionale debole 

    Un gruppo professionale coeso nasce da:

  • Un percorso formativo uniforme
  • Una mission condivisa
  • Un modello di ruolo chiaro
  • Una leadership coerente

    Quando questi elementi mancano, prevalgono:

  • Micro‑identità
  • Appartenenze di scuola
  • Rivalità tra percorsi
  • Conflitti tra visioni
  • Sfiducia reciproca

    Il risultato è un personale che vive la propria identità in modo fragile, frammentato, spesso difensivo.     E un’identità fragile è, inevitabilmente, propensa allo scontro.

    4. Il paradosso della dirigenza infermieristica 

    Il Direttore dei Servizi Infermieristici dovrebbe essere:

  • Un dirigente di governance
  • Un esperto di organizzazione
  • Un garante della qualità
  • Un leader del personale

    Ma il sistema consente che a questo ruolo acceda anche chi ha una formazione prevalentemente didattica o metodologica, scarsamente orientata alla gestione.

    Il paradosso è evidente: la dirigenza nasce già frammentata, perché frammentaria è la formazione che la genera.

    La frammentazione formativa diventa frammentazione culturale  

    La frammentazione culturale diventa conflitto organizzativo

    5. Il punto chiave: identità professionale e identità dirigenziale non coincidono

    L’infermieristica italiana ha due identità che fondamentalmente non si parlano:

    A. Identità professionale (clinica)

  • Assistenza
  • Relazione
  • Competenza tecnica
  • Responsabilità diretta sul paziente

    B. Identità dirigenziale (governance)

  • Organizzazione
  • Budget
  • Qualità
  • Gestione del personale
  • Pianificazione strategica

    Quando la formazione non costruisce un ponte solido tra queste due identità, il risultato è: 

  • Dirigenti percepiti come “altri” rispetto alla professione  
  • Professionisti che non riconoscono la leadership  
  • Conflitto latente o esplicito

    5. La conseguenza finale: un sistema che non parla con una sola voce

    Quando la base professionale è disomogenea e la dirigenza è eterogenea, il sistema perde:

  • Coerenza
  • Direzione
  • Identità
  • Capacità di rappresentanza

    E ciò che resta è un mosaico di competenze che non si integrano, di ruoli che non si riconoscono, di professionisti che non si sentono parte di un’unica comunità.

    Tutti hanno lo stesso titolo, ma non la stessa preparazione.

    E questo può portare a:

  • Direttori non adeguati alla governance
  • Scelte organizzative incoerenti
  • Difficoltà nella gestione del personale
  • Conflitti tra vocazione della struttura e competenze del dirigente

    Conclusione

    a) Se il tuo obiettivo è diventare Coordinatore/Manager

    → Scegli un ateneo con forte componente di management sanitario, diritto, economia, organizzazione dei servizi.  Esempi: Messina, Pavia.

    b) Se vuoi lavorare nella Ricerca infermieristica

    → Cerca un piano con molti CFU in metodologia della ricerca, statistica, EBP, epidemiologia.     Esempi: Bologna, Roma Tor Vergata.

    c) Se punti alla Didattica universitaria o al Tutorato 

    → Scegli corsi con moduli specifici di pedagogia, metodologie didattiche, tutorato clinico. Esempi:     Messina, Pavia.

    d) Se vuoi un profilo equilibrato e versatile

    → Pavia e Roma Tor Vergata offrono un mix molto bilanciato.

    La frammentazione non è un incidente. Non lo è nel percorso di formazione infermieristica e non lo è nel percorso di formazione dirigenziale. È il prodotto diretto di un impianto formativo che assegna lo stesso titolo a percorsi diversi, generando identità professionali divergenti e una dirigenza non sempre adeguata alla governance.

    Finché non si affronterà questa incoerenza strutturale, l’infermieristica continuerà ad oscillare tra conflitti interni, leadership contestate e una percezione identitaria fragile.

    Un sistema così non può crescere: può solo difendersi.  E quando una professione si difende, smette di evolvere.

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