martedì 10 febbraio 2026

Infezioni Correlate all'Assistenza (ICA): Evoluzione dei criteri probatori.

 

Dalla sentenza Cass. 4864/2021 alla sentenza Travaglino n. 6386/2023.

     Negli ultimi anni la responsabilità sanitaria in tema di infezioni correlate all’assistenza (ICA) ha subito un’evoluzione giurisprudenziale di particolare rilievo. 

    Tale processo si è sviluppato in un quadro segnato da un persistente vuoto normativo, che ha attribuito alla giurisprudenza un ruolo centrale nella definizione dei criteri di imputazione della responsabilità e degli obblighi gravanti sulle strutture sanitarie. 

    In un tale contesto, le pronunce della Corte di Cassazione hanno progressivamente affinato tali parametri, ridefinendo la posizione della struttura, l’estensione dell’onere probatorio e il valore giuridico dei protocolli di prevenzione e controllo delle infezioni.

    Già con la sentenza n. 4864 del 23 febbraio 2021, la Terza Sezione civile aveva chiarito che, in presenza di un’infezione nosocomiale, spetta alla struttura dimostrare di aver adottato tutte le misure previste dalle normative vigenti e dalle leges artis, di aver applicato i protocolli specifici nel caso concreto e di aver rispettato i criteri temporali, topografici e clinici utili ad escludere un nesso eziologico con la propria organizzazione.

    Questa impostazione ha segnato un passaggio decisivo: l’infezione ospedaliera non viene più considerata un evento “neutro”, ma un indice sintomatico di possibile disfunzione organizzativa, che la struttura può superare solo attraverso una prova rigorosa e documentata delle attività di prevenzione, monitoraggio e sorveglianza.

    La sentenza n. 6386 del 3 marzo 2023 (Pres. Travaglino, Rel. Rubino) si inserisce in questo solco, ma introduce elementi di ulteriore interesse, offrendo una lettura sistematica del tema e consolidando alcuni principi chiave. La sua analisi consente di comprendere come la Cassazione, quando c'è un vuoto legislativo, stia progressivamente costruendo un modello di responsabilità sanitaria sempre più orientato alla prevenzione, alla tracciabilità delle attività e alla qualità dell’organizzazione.

    Nei post che seguiranno questa presentazione introduttiva, proporrò una disamina ragionata della sentenza Travaglino (Forensic breakdown), già oggetto di approfondimento nel 2023, accompagnata da una riflessione puntuale, reale sull’impatto concreto che tale pronuncia può esercitare sull’organizzazione del lavoro in corsia e sulle connesse responsabilità delle Aziende, del Personale sanitario e tecnico, nonché delle Ditte in service.

    Quando si parla di responsabilità nelle infezioni correlate all’assistenza (ICA) entriamo pienamente nel campo dell’Infermieristica forense, ambito in cui la pratica clinica incontra il diritto e in cui diventa essenziale comprendere non solo “cosa” fare, ma anche “come” documentarlo, tracciarlo e dimostrarlo…

    Prima di addentrarci nella disamina pratica della sentenza Travaglino, è utile tornare all'inizio, a una pronuncia della Cassazione, Sez. III, 23 febbraio 2021, n. 4864, che ha segnato un punto di svolta nella responsabilità sanitaria per le infezioni correlate all’assistenza. 

    In quella decisione, i giudici hanno posto una serie di domande chiave — vere e proprie “domande forensi” — che ogni struttura sanitaria deve essere in grado di affrontare e documentare quando si discute di ICA. Domande che non mirano solo a capire se un’infezione sia insorta, ma soprattutto come la struttura abbia organizzato, applicato e tracciato le misure di prevenzione.

  • Domande che, in un contenzioso, diventano il cuore dell’accertamento causale e organizzativo.
  • Domande che, in corsia, si traducono in procedure, comportamenti, responsabilità quotidiane.

Infatti, la Cassazione del 2021, non si limita a ribadire l’onere probatorio della struttura: lo articola, lo dettaglia, lo rende operativo. Chiede:

  • Quali cautele sono state adottate;
  • Quali protocolli sono stati applicati nel caso concreto;
  • Quali criteri temporali, topografici e clinici sono stati rispettati;
  • Quale sistema di monitoraggio e sorveglianza era attivo;
  • Come sono stati raccolti, analizzati e documentati i dati sulle infezioni;
  • Quali interventi correttivi sono stati messi in atto;
  • Come è stata garantita la formazione del personale.

    Sono domande che non appartengono solo al diritto: appartengono alla pratica clinico/assistenziale, alla gestione del rischio correlato, alla sicurezza delle cure e alla buona cultura organizzativa.

    La tabella che segue traduce queste domande in attività concrete: è una sorta di “checklist forense” che ogni struttura dovrebbe poter esibire come pienamente applicata e operativa, quando si discute di un’infezione nosocomiale. Un ponte ideale tra la giurisprudenza e la pratica quotidiana, tra ciò che i giudici chiedono e ciò che i professionisti sanitari devono poter dimostrare.

    E per questo ritengo che quando si parla di responsabilità nelle ICA ci si muova pienamente nel territorio dell’Infermieristica forense: quel punto di incontro in cui la cura incontra la prova, la procedura incontra la documentazione, l’assistenza incontra la responsabilità.

    Approfondimenti

Fonti giurisprudenziali

- Corte di Cassazione, Sez. III civile, Sentenza n. 4864 del 23 febbraio 2021.  Principi sull’onere probatorio delle strutture sanitarie in caso di infezioni correlate all’assistenza, con definizione dei criteri temporali, topografici e clinici utili all’esclusione del nesso causale.

- Corte di Cassazione, Sez. III civile, Sentenza n. 6386 del 3 marzo 2023 (Pres. Travaglino, Rel. Rubino).  Lettura sistematica della responsabilità sanitaria in assenza di un quadro normativo completo; consolidamento del principio secondo cui l’infezione nosocomiale è indice di possibile disfunzione organizzativa.

Fonti tematiche e di contesto

- ANIPIO – Associazione Nazionale Infermieri Prevenzione Infezioni Ospedaliere.  Linee guida e misure igieniche per la prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza.

Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).  - “5 Moments for Hand Hygiene” – Standard internazionali per l’igiene delle mani e la prevenzione delle ICA.


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