Nel linguaggio della sanità si parla spesso di buone pratiche, molto meno di pratiche legittime. Eppure il confine tra le due non è un dettaglio tecnico: è il punto in cui si decide la qualità, la sicurezza e la responsabilità dell’agire professionale.
Le pratiche legittime rispondono alla domanda “Posso farlo?”;
Le buone pratiche rispondono a “Lo sto facendo nel modo più corretto, sicuro e trasparente?”.
Confondere questi due piani significa accettare zone d’ombra operative e rischi evitabili. Chiarirli, invece, significa restituire alla professione la sua struttura forense: ruoli definiti, competenze piene, responsabilità tracciabili, un confine cruciale: quello tra ciò che è consentito e ciò che è opportuno.
1. Due piani diversi: legalità vs. qualità
a. Pratiche legittime
Si muovono sul piano giuridico e regolamentare. Sono azioni formalmente consentite, perché rientrano nei limiti di legge, di regolamento, di mandato, di delega, di contratto.
Rispondono alla domanda: “Posso farlo?”
b. “Posso farlo?” — Il principio di simmetria assistenziale
Nel valutare la legittimità di un atto assistenziale, la domanda preliminare è sempre la stessa:
“Rientra nelle mie competenze?” Ma questa domanda non si esaurisce nel singolo gesto tecnico. In ambito sanitario, la competenza non è mai monodirezionale: è simmetrica.
c. Il principio cardine: ciò che posso fare al paziente, posso farlo per il paziente
Una competenza assistenziale non si esprime solo nell’atto iniziale, ma in tutto il suo ciclo di responsabilità.
Se un professionista ha la competenza per:
- Eseguire un accesso venoso,
- Posizionare un ago cannula,
- Vigilare sul dispositivo,
Allora, per definizione, ha anche la competenza per:
- Verificare un problema insorto,
- Riconoscerne le complicanze,
- Segnalarle,
- Rimuovere o sostituire il dispositivo quando necessario.
Non è una concessione. Non è una “buona pratica”. È legittimità pura, radicata nella natura stessa della competenza.
d. Perché? Perché una competenza non può essere amputata
Una competenza tecnico‑assistenziale è un pacchetto inscindibile:
Se posso eseguire un atto, devo poterlo anche gestire, monitorare, correggere, interrompere.
Separare le due cose produrrebbe un paradosso operativo e giuridico: Potrei inserire un dispositivo invasivo, ma non potrei intervenire se quel dispositivo crea un danno.
Questo sarebbe contrario:
- Al principio di continuità assistenziale,
- Al principio di appropriatezza,
- Al principio di tutela del paziente,
- E persino al principio di "non nuocere".
e. La formula forense
Una competenza assistenziale è sempre bidirezionale:
- Abilita l’atto e obbliga alla sua gestione.
- Se non posso intervenire “a valle”, allora non sono legittimato a intervenire “a monte”.
- È un principio di logica professionale prima ancora che giuridica.
Esempio: l’accesso venoso
Se un infermiere è competente a:
- Reperire un accesso venoso,
- Posizionare un ago cannula,
- Garantire la sorveglianza del dispositivo,
Allora è necessariamente competente a:
- Valutare un’infiltrazione,
- Riconoscere un malfunzionamento,
- Rimuovere il dispositivo,
- Sostituirlo se necessario.
Non è un’estensione arbitraria. È la conseguenza obbligata della competenza iniziale.
g. La regola operativa, formulata in modo incisivo
Non esiste competenza assistenziale che si esaurisca nell’atto tecnico. Ogni atto genera un dovere di vigilanza e un potere di intervento. Se non posso intervenire, non posso agire.
2. Buone pratiche
Si collocano sul piano professionale, etico, organizzativo. Sono azioni appropriate, efficaci, prudenti, riconosciute come standard qualitativi elevati.
Rispondono alla domanda: “È il modo migliore, più sicuro, più trasparente di farlo?”
a. Il confine: quando la legittimità non basta
Il punto critico è che una pratica può essere legittima ma non una buona pratica.
Esempi generali:
- Un dirigente può delegare un compito (legittimo), ma farlo senza definire limiti, responsabilità e tracciabilità non è una buona pratica.
- Un professionista può agire entro il proprio profilo, ma farlo senza documentare, senza comunicare, o senza seguire standard condivisi non è una buona pratica.
- Un’organizzazione può adottare una procedura minimale, ma se non garantisce sicurezza, chiarezza o accountability non è una buona pratica.
b. Perché questo confine è così importante
Perché la legittimità tutela dal rischio giuridico, mentre le buone pratiche tutelano dal rischio operativo, reputazionale, sistemico.
In sistemi complessi — come la sanità, le organizzazioni ad alta responsabilità — la sola legittimità è insufficiente.
Serve anche:
- Chiarezza dei ruoli
- Tracciabilità
- Proporzionalità
- Trasparenza
- Prevenzione del rischio
- Coerenza con standard professionali
- Pratiche legittime
Sono definite da:
- Norme di legge,
- Regolamenti professionali,
- Profili di competenza,
- Deleghe formalizzate,
- Responsabilità connesse all’esercizio professionale.
Rispondono alla domanda: “Posso farlo?” Principio di simmetria assistenziale: una competenza non può essere esercitata “a metà”. Se posso eseguire un atto, devo poterlo anche monitorare, correggere, interrompere.
- Buone pratiche
Sono definite da:
- Linee guida,
- Raccomandazioni ministeriali,
- Standard professionali,
- Evidenze scientifiche,
- Protocolli organizzativi.
Rispondono alla domanda: “Lo sto facendo nel modo più corretto, sicuro e trasparente?”
Le buone pratiche non sostituiscono la legittimità: la presuppongono. Una buona pratica non può rendere legittimo ciò che non lo è.
Le buone pratiche sono il massimo possibile.
La professione vive nello spazio tra questi due poli.
Approfondimento
- Legge 42/1999 – Disposizioni in materia di professioni sanitarie. Ridefinisce il concetto di professione sanitaria superando il mansionario e introducendo il criterio delle competenze.
- Legge 251/2000 – Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetriche, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione. Riconosce autonomia e responsabilità professionale.
- Legge 43/2006 – Istituzione delle funzioni di coordinamento e dirigenza. Rilevante per la responsabilità organizzativa e la definizione dei ruoli.
- Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco) – Sicurezza delle cure e responsabilità professionale. Introduce il concetto di buone pratiche clinico‑assistenziali e raccomandazioni ufficiali.
- Codice Deontologico FNOPI (2019) Fondamentale per comprendere il perimetro etico e professionale dell’agire infermieristico.

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