La Legge 43/2006 e le competenze tradite. A crepa viva, oggi, non è più nemmeno nascosta: è esposta, tangibile, quasi ostentata. La Legge 43/2006, nata per riconoscere e attivare le competenze degli specialisti, rimane lettera morta. Un dispositivo normativo che avrebbe dovuto aprire spazi, responsabilità, percorsi professionali, è invece diventato un monumento all’inadempienza istituzionale. E nel mezzo, come sempre, ci sono le persone: colleghi che hanno investito anni, denaro, energie, identità professionale. Un esempio che conosco bene!
L’infermiere forense: la competenza che non si vuole vedere
La figura dell’infermiere forense — ponte tra assistenza sanitaria e confine giuridico — è l’esempio più evidente di questa frattura.
Un professionista formato per leggere i segni, documentare, prevenire errori, proteggere vittime e operatori. Eppure relegato ai margini, come se la sua presenza fosse un optional, un vezzo accademico, un lusso che il sistema non vuole permettersi.
- Nei pronto soccorso, dove si attivano percorsi per vittime di violenza, la gestione è spesso affidata a personale non specialista.
- Nei servizi di rischio clinico, dove la competenza forense sarebbe un pilastro, si riciclano professionalità da altri ambiti, senza una reale visione.
- Nei punti di ascolto per il personale, dove si dovrebbero sciogliere nodi giuridici e tutelare chi lavora, la figura più adatta rimane fuori dalla porta.
Non è una dimenticanza. È una scelta. E come tutte le scelte sistemiche, produce danni silenziosi ma profondi.
La frattura strutturale: università, competenze, luoghi di lavoro, contratti
Il paradosso è ormai strutturale:
L’università forma,
- I professionisti investono,
- I contratti ignorano,
- Le aziende sanitarie fingono di non vedere.
È un sistema che crea aspettative e poi le tradisce. Che alimenta percorsi di specializzazione e poi li svuota. Che chiede competenze avanzate ma non le riconosce, né le utilizza.
Il risultato è un esercito di professionisti altamente formati che si scontrano con un monolite immutabile: la politica sanitaria, nelle sue declinazioni più stanche, più autoreferenziali, più lontane dalla realtà.
Il costo umano delle illusioni
Dietro ogni specializzazione disattesa c’è una storia personale:
- Turni di studio rubati alla vita,
- Tasse universitarie pagate con sacrificio,
- Speranze professionali coltivate con serietà e poi disilluse con indifferenza.
È un danno etico prima ancora che professionale.
È un tradimento delle promesse fatte a una categoria che continua a reggere il sistema sanitario con dedizione, nonostante tutto.
Eppure si continua: nuovi corsi, nuove specializzazioni, nuove illusioni
Il paradosso finale è quasi grottesco: mentre le competenze già esistenti vengono ignorate, si inaugurano nuovi corsi, nuove lauree, nuove specializzazioni.
Un’industria formativa che produce titoli senza sbocchi, competenze senza ruoli, professionalità senza riconoscimento.
È un ciclo che si autoalimenta:
Più formazione → più aspettative → più frustrazione → più distanza tra ciò che si promette e ciò che si realizza.
Il monolite
Alla fine, tutto si infrange contro lo stesso blocco:
Un sistema politico-amministrativo che parla di innovazione ma pratica conservazione, che invoca competenze ma teme il cambiamento, che celebra la formazione ma non la integra.
Un monolite eterno, immutabile, impermeabile alla realtà. E noi, intorno, a cercare spiragli, a costruire senso, a difendere la dignità professionale in un contesto che la considera negoziabile.
Conclusione
Forse è proprio qui, in questa frattura che sembra insanabile, che deve emergere la vera forza delle nuove generazioni infermieristiche. Quelle che non devono accontentarsi di titoli vuoti, che devono chiedere coerenza tra formazione e realtà, che vogliono vedere riconosciute le competenze acquisite con fatica e passione. A loro — a chi oggi studia, sogna, si specializza — va il compito di non smettere di pretendere di lottare. Di non lasciarsi sedurre dalla retorica del cambiamento, ma di costruirlo davvero. Perché se la politica ha fallito, se le istituzioni hanno ignorato, se i contratti hanno tradito, resta la possibilità di una professione che si rialza, che si reinventa, che si impone con la forza della competenza e della dignità.
E allora sì, forse un giorno questa frattura sarà solo un ricordo. Un punto di rottura che ha generato una nuova direzione.

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