sabato 1 agosto 2026

Cateterismo vescicale: il pensiero di Luca Benci riletto oggi con uno sguardo infermieristico-forense

 

Cateterismo vescicale: la responsabilità come identità professionale (ricordando Luca Benci)

Giuseppe Martorana
Infermiere Forense - ICI -G.O. CIO

Per anni il cateterismo vescicale è stato raccontato come una procedura tecnica. Luca Benci, invece, ci costringeva a guardarlo per quello che realmente è: un atto professionale ad alta responsabilità. Nel suo ragionamento il tema non era stabilire semplicemente chi inserisce il catetere, ma comprendere chi assume la responsabilità del percorso assistenziale che ruota attorno a quella scelta. Con il superamento della logica mansionaria, l’infermiere non viene più definito dal gesto che esegue ma dalla capacità di agire secondo profilo professionale, evidenze scientifiche, appropriatezza e codice deontologico. Ed è qui che il testo di Benci, letto oggi, assume una straordinaria attualità forense.

Perché il rischio non è il catetere.

Il rischio è il pensiero automatico.

  • Un cateterismo non necessario.
  • Un’indicazione non rivalutata.
  • Una gestione senza controllo del presidio.
  • Una mancata antisepsi.
  • Una supervisione assente.

Sono tutti momenti nei quali una procedura assistenziale smette di essere tecnica e diventa esposizione professionale e giuridica.

Benci richiama un principio che oggi, nell’infermieristica forense, è ancora più evidente: la responsabilità nasce tanto dall’azione quanto dall’omissione. Non impedire ciò che si aveva il dovere professionale di prevenire può assumere un significato giuridico preciso.

E allora il cateterismo cambia volto: Non è più “mettere un catetere”.

Diventa:

  • Valutare se è appropriato;
  • Verificare prescrizione e contesto clinico quando necessarie;
  • Scegliere il presidio corretto;
  • Garantire asepsi e sicurezza;
  • Educare paziente e caregiver;
  • Documentare il processo assistenziale;
  • Monitorare e rivalutare.

Il punto critico è come viene pensato, scelto, inserito e gestito. È qui che si gioca la prevenzione: nell’asepsi reale, nella standardizzazione delle tecniche, nella gestione quotidiana, nella valutazione rigorosa dell’indicazione, nella durata appropriata, nella formazione continua e nella consapevolezza del rischio.

In questo scenario, il corso gratuito ideato da Luciano Urbani ( linkedin.com/in/luciano-urbani-141ab539 ) rappresenta un’opportunità concreta per rafforzare competenze teoriche e soprattutto pratiche, offrendo strumenti aggiornati e applicabili per una gestione realmente sicura del catetere vescicale. Un tassello importante per trasformare la routine in buona pratica, e la buona pratica in prevenzione efficace.

La vera eredità di Luca Benci, forse, è questa: aver insegnato agli infermieri che ogni procedura lascia sempre due tracce. Una sul corpo della persona assistita. L’altra nella responsabilità di chi l’ha eseguita. E tra quelle due tracce vive il significato più autentico dell’agire infermieristico.

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