sabato 22 dicembre 2018

Esiste l’infermieristica legale e forense?


    Ho condiviso l’analisi di Luca Benci su “Esiste l’infermieristica legale e forense?”, pubblicata su Quotidiano Sanità.
    La lettura lascia un retrogusto amaro: anni di illusioni, slogan e promesse infondate hanno alimentato un vero e proprio business mediatico ed economico, costruito sulle aspettative di tanti professionisti che avevano scelto questa area con passione e senso di responsabilità.

    Questa distorsione — figlia anche di una comunicazione superficiale da parte dell’ex IPASVI — ha prodotto confusione, disorientamento e un danno culturale che oggi paghiamo tutti: professionisti, cittadini, sistema sanitario.

    Eppure, proprio ora, abbiamo l’occasione di cambiare rotta.
    Il recente protocollo FNOPI–CSM–CNF, in applicazione della Legge Gelli per perizie e consulenze tecniche d’ufficio, ci ricorda che l’Infermieristica "legale e forense" non è un’etichetta da esibire, ma una competenza da esercitare con rigore, metodo e responsabilità.

    Serve un ripensamento profondo:

  • Meno marketing, più contenuti
  • Meno titoli, più competenze verificabili
  • Meno promesse, più strumenti operativi per la pratica quotidiana

    La sfida è reinventare questa specialistica rendendola finalmente utile, concreta, fruibile.
    Come? Portando i temi complessi — responsabilità, rischio clinico, documentazione, tracciabilità, SNLG, perizie, sicurezza delle cure — dentro la quotidianità assistenziale, con linguaggi chiari e strumenti applicabili davvero nei reparti, nei servizi, nelle comunità.

    Non teoria astratta, ma:

  • Checklist operative
  • Esempi di buona documentazione
  • Casi clinici ragionati
  • Micro-formazioni brevi e ripetibili
  • Strumenti per leggere le norme senza subirle
  • Modelli di comunicazione efficace con pazienti e famiglie
  • Competenze forensi integrate nella pratica, non separate da essa

    Solo così l’Infermieristica Forense può tornare ad essere ciò che avrebbe dovuto essere fin dall’inizio: un patrimonio professionale, non un’illusione commerciale.

    Buona meditazione, sì.
    Ma soprattutto: buona ricostruzione.
    Perché questa volta possiamo farla bene.

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