venerdì 10 febbraio 2017

La responsabilità di controllo della data di scadenza dei medicinali/presidi fa capo all'infermiere.

Farmaci/presidi scaduti in corsia: quando la negligenza diventa reato.  Analisi forense di un caso che interpella la professione infermieristica

Il controllo delle date di scadenza dei medicinali, dei presidi sanitari e dei dispositivi medici non è un dettaglio organizzativo: è un obbligo professionale che ricade direttamente sull’infermiere. Un obbligo che, se disatteso, può trasformarsi in responsabilità penale.

È quanto emerge dal caso avvenuto presso l’Azienda Ospedaliera “Pugliese-Ciaccio” di Catanzaro, dove otto infermieri sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di aver somministrato ai pazienti farmaci scaduti, integrando la fattispecie prevista dall’art. 443 c.p. (Commercio o somministrazione di medicinali guasti).
Secondo quanto riportato dall’ANSA, il Pubblico Ministero contesta agli operatori sanitari una condotta caratterizzata da imprudenza, negligenza e imperizia, derivante dall’omesso controllo periodico delle scorte farmaceutiche. L’indagine è scattata dopo un’ispezione dei NAS dei Carabinieri, che ha fatto emergere irregolarità nella gestione dei farmaci.

Il profilo giuridico: quando la colpa professionale prende forma

La responsabilità colposa in ambito sanitario trova fondamento nell’art. 43 del Codice Penale. La norma definisce la colpa come la realizzazione non voluta di un fatto-reato, dovuta a:

Colpa generica

  • Negligenza: trascuratezza, mancanza di attenzione, omissione di atti dovuti.
    È la forma di colpa che più frequentemente emerge nei casi di mancato controllo delle scadenze.

  • Imperizia: insufficiente preparazione tecnica o mancanza di abilità operative rispetto allo standard professionale richiesto.

  • Imprudenza: azioni avventate, prive della necessaria cautela, senza adeguata valutazione delle possibili conseguenze.

Colpa specifica

Riguarda la violazione di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
Nel contesto sanitario, ciò include protocolli interni, linee guida, procedure aziendali e normative che regolano la conservazione e la gestione dei farmaci.

Quando un infermiere omette il controllo delle scadenze, non viola solo una buona prassi: viola una regola di condotta codificata, finalizzata a prevenire eventi dannosi. E questo, in sede giudiziaria, pesa.

Perché il controllo delle scadenze è un atto di tutela clinica e legale

La somministrazione di un farmaco scaduto non è un semplice errore:

  • Può compromettere l’efficacia terapeutica,
  • Può generare effetti avversi,
  • Può configurare un danno al paziente,
  • Può esporre l’operatore a responsabilità penale, civile e disciplinare.

Per questo, in un’ottica di risk management clinico, è indispensabile che il controllo delle scadenze venga effettuato con cadenza mensile, ultimo giorno del mese, registrato e firmato su apposito registro.
La data di scadenza, espressa solitamente nel formato mese/anno, impone un monitoraggio costante e documentato, unico strumento in grado di dimostrare — anche in sede giudiziaria — la diligenza professionale dell’infermiere.

Conclusione: la prevenzione è un dovere, non un’opzione

Il caso di Catanzaro rappresenta un monito per l’intera professione infermieristica: la sicurezza del paziente passa anche attraverso attività apparentemente “banali”, ma che hanno un peso determinante sul piano giuridico.

Nel contesto forense, ciò che distingue un comportamento diligente da uno colposo è spesso la presenza — o l’assenza — di una registrazione, di un controllo, di una firma.
La tracciabilità delle attività non è burocrazia: è tutela professionale.

In sanità, prevenire non è solo curare.



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